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22 aprile 2006
VISION DIGITAL FOTO
Via Enrico Gagliardi
(vicino PPTTcentrale)
VIBO VALENTIA
SERVIZI MATRIMONI DIGITALI E ANALOGICI
Battesimi e Cerimonie in genere
Foto Tessera consegna immediata
tel. 340.0546395
Quale informazione peril territorio vibonese
di Filippo Curtosi*
A
nche un apolide della
comunicazione  come me
aderisce alla giornata mondia-
le della libertà di stampa,
indetta dall’Unesco e che
però non resta che avere  tutta
la disistima per quei giornali-
sti che vanno avanti imitando
se stessi e cambierò idea sol-
tanto quando compiranno un
solo atto di moralità autentica,
perché solo allora, come scris-
se il “nume”  Giuliano Ferrara
(foto sotto)
tutto quello che
faranno splenderà alto come
l’aurora: in caso contrario
continuerà a risplendere il loro
denaro, il loro tanto danaro “Il
giornalismo, sostiene C.
Fracassi” è essenzialmente
mediazione, tra la notizia ed il
lettore. Il giornalista non pro-
duce (né tantomeno ha il com-
pito di inventare) le notizie.
Egli raccoglie le notizie (o le
cerca, le scova, le scopre) e le
trasmette al lettore. La “que-
stione delle fonti è la questio-
ne principe del giornalismo
moderno. Così della intervista
che è un genere giornalistico
particolare, che va praticato
secondo regole e modi parti-
colari: l’intervistato dice
ancora Fracassi “ha il ruolo
del pianoforte: se chi suona è
bravo, il risultato è buono”.
Da noi imperversano “le veli-
ne”. La velina, spiega G. P.
Testa, fu la grande invenzione
del fascismo per controllare
preventivamente la stampa ed
obbligare i giornali a un noti-
ziario la cui “filosofia” non
sfuggisse al regime. Benito
Mussolini, giornalista, costruì
il suo potere attraverso i gior-
nali e per mezzo di essi lo con-
solidò e lo mantenne: prima
come direttore del quotidiano
socialista “Avanti!”, poi fon-
dando il nuovo foglio “Il
Popolo d’Italia”, fu quello
l’organo ufficiale del fasci-
smo, il partito che per vent’an-
ni riuscì ad essere regime. A
Vibo Valentia qualcuno vuole
fare una operazione molto
furba di costruirsi il potere
grazie alla stampa in omaggio
alla nuova era della comunica-
zione di massa?
Ache serve scrivere delle cose
per deificare questo o quel
potente con una sorta di colori
di miele: il giornalismo del
futuro non ha bisogno solo di
giornalisti capaci di raccoglie-
re notizie ma anche e soprat-
tutto quello di non seguire l’e-
sempio di quanti in Calabria, a
Vibo Valentia hanno preferito
seguire la logica delle scorcia-
toie clientelari, ossequienti al
potere, furbi, servili. Ai giova-
ni che davvero pensano di stu-
diare seriamente e di faticare
per davvero, dico che oggi
hanno una vera opportunità
offerta da quella testata che
annovera un gruppo di giorna-
listi bravi e coraggiosi.
AVibo, in Calabria, si sa, l’in-
formazione vera è un proble-
ma reale che agita da sempre
la vita della società vibonese
ed è a nostro avviso il presup-
posto principale per un vero
processo evolutivo e moder-
no. Una informazione però
che non sia manipolata dai
poteri forti, in quanto è la
struttura potere che per conto
di alcuni settori delle istituzio-
ni rende possibili alcune atti-
vità criminose e la loro impu-
nità, in quanto lo scopo ultimo
è sempre e comunque la per-
petuazione del potere costitui-
to. Con ogni mezzo. Ecco per-
ché certe forme democratiche
di dissenso o alcuni tentativi
liberalizzanti vengono repres-
si sul nascere anche e soprat-
tutto da quelle associazioni
politiche, economiche, cleri-
cali e sociali che dovrebbero
invece aiutare in positivo. Tale
situazione, oramai ai limiti
della sostenibilità, può essere
superata mettendo in atto un
reale sistema di controlli e di
scelta di classe (vera) dirigen-
te e di vera partecipazione
nella vita politica e sociale.
Assicurare partecipazione.
Questa è la parola d’ordine se
si vuole uscire dalla palude in
quanto il lento formarsi di una
società multiforme e di massa
con l’espandersi dei nuovi
bisogni e di nuovi consumi
abbisogna di una visione aper-
ta, dinamica e di una nuova
coscienza dei propri diritti e
delle proprie capacità.
Bisogna esprimere giudizi a
chiare lettere, spesso non si
scrive sul serio. Bisogna attac-
care l’ipocrisia e non fare un
giornale per farsi propaganda,
per fare agitprop. Occorre
franchezza, assenza di omertà
che nel mondo della informa-
zione deve essere fisiologica.
Parlare non è necessario,
comunicare si - scriveva
Tullio De Mauro 
(foto a sx) 
-
per restare in ambito di vera
sinistra, in un suo volume
“Guida all’uso delle parole”.
Parlare non è necessario.
Scrivere lo è ancora meno.
Nella stessa Cina la regola di
comportamento, il silenzio,
era imposta a chi voleva entra-
re tra i seguaci del taoismo e
anche del maoismo. Quello di
cui non possiamo fare a meno
non sono le parole, ma la
comunicazione asserisce il
professore ordinario di
Linguistica generale della
“Sapienza”. Il senso che si
vuol far passare è il principio
per cui il giornalista deve
porsi al servizio di una ideolo-
gia, mascherata come ideolo-
gia costituzionale e quindi
rendere possibile ed inevitabi-
le, che dal servire l’ideologia,
il giornalista passasse a servi-
re chi la rappresenta e, alla
lunga, chiunque gli convenis-
se servire.
Atutto possiamo credere
fuorché a un giornalista libe-
ro del sistema informazione
vibonese nel quale è nato e si
è fatto, e del quale è, fra i
viventi il beneficiario di più
lungo e ininterrotto corso. Di
costoro come giornalisti si
può dire ciò che
Baumarchais diceva di un
famoso benefattore: “Ciò che
promette, lo mantiene cosi
bene, che non lo molla mai”.
Ecco perché alla fine vince
lui in un sistema che non
vuole cambiare pur sapendo
di essere destinato a morire
con esso, ha però in te il suo
insostituibile campione. Nel
peggio della informazione,
lui resta,  il meglio.
*giornalista 
La Redazione de
Il p. Vibonese
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