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6 maggio 2006
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Zona Industriale - Maierato (VV)
I consigli della Psicologa
Il male oscuro della depressione
U
na delle malattie che nella
nostra epoca è molto diffu-
sa, ma poco considerata e spes-
so sottovalutata, è la depressio-
ne dal grado più lieve a quella
maggiore. Anche un tempo la
sua diffusione era di una certa
entità ma le persone depresse
venivano curate solo con far-
maci e abbandonate al loro
destino; oggi la situazione è
leggermente cambiata ma rima-
ne il problema di come affron-
tare il disturbo. Alcuni contesti
particolari così come situazioni
di vita come ad esempio la per-
dita di persone care o l’abban-
dono portano a vissuti depressi-
vi normali (depressione reatti-
va), al cosiddetto “lutto”, il
quale necessita di un periodo
variabile per un’adeguata ela-
borazione. Ci sono invece altri
accadimenti della vita in cui
non è presente un motivo logi-
co e apparente del sopraggiun-
gere della depressione, ma in
questi casi sembra l’unica rea-
zione possibile.
La depressione si presenta con
sintomi tipici quali:
-Scarso appetito e perdita di
peso o aumento dell’appetito
e del peso corporeo
-Anedonia (incapacità di pro-
vare piacere)
-Difficoltà di concentrazione
-Apatia e mancanza di volon-
tà
-Perdita di interesse per le atti-
vità quotidiane
-Disturbi del sonno come
insonnia o ipersonnia
-Scarso desiderio sessuale
-Bassa autostima, autosvalu-
tazione e sensi di colpa
-Tendenza all’isolamento
-Affaticamento eccessivo e
mancanza di energia
-Disturbi neurovegetativi
-Ansia e irrequietezza
Molte volte non si tiene conto
di questi sintomi al loro primo
apparire e ciò porta solo ad un
aggravamento del malessere.
Chi vive o convive con la per-
sona depressa pur offrendo il
suo aiuto e la sua vicinanza alla
lunga può sperimentare sensi di
colpa e di contro mettere in atto
comportamenti di cura eccessi-
vi che tendono quasi a sostitui-
re l’altra persona. In tutti i tipi
di depressione l’aiuto farmaco-
logico può essere importante
ma deve comunque essere inte-
grato da una psicoterapia ad
hoc e meglio ancora ad una psi-
coanalisi che abbia come obiet-
tivo la comprensione del moti-
vo inconscio e un lavoro di
risoluzione adeguato al caso: un
disturbo depressivo si riferisce
ad un vissuto interno di perdita,
al rimpianto di qualcosa di per-
duto e ad un’inibizione genera-
le che porta con sé angoscia
profonda. Fa perdere il contatto
con sé stessi e con ciò che li cir-
conda.
È una delle nevrosi di più diffi-
cile risoluzione se non viene
trattata in modo professionale e
la persona che soffre rischia di
vivere un’esistenza nell’oscuri-
tà più totale e nei casi estremi di
concludersi con il tragico epilo-
go del suicidio; non a caso
infatti viene spesso descritta
come il
“male oscuro”
.
Beatrice Armocida - Psicologa
Contatti personali alla email
beatrice_armocida@virgilio.it
o al 349.7312665
C
he si sia aperta una nuova
fase del ruolo della donna
in Italia ed in Calabria è un fatto
su cui non possono esservi
Donne pannaconesi senza diritto di voto
dubbi, tanto evidente che non
vale la pena spendervi su molte
parole. Forse il consenso è più
ristretto su un altro punto: che
una nuova fase non significa di
per sé il superamento della
transizione verso un nuovo
effettivo ruolo della donna in
questa nostra società, ma forse
un momento nuovo. Le mani-
festazioni o le celebrazioni
sono comprensibili, e discutere,
con relativi sottintesi, se è utile
o meno, è segno d’incultura. La
storia delle donne, delle donne
calabresi è una storia aspra, di
lotte difficili, in campagna
come a scuola e sarebbe davve-
ro stupido volerne ingentilire
rappresentandone la fatica ed il
sudore come una pacata lotta
per i diritti accolta non so con
quanta benevola sincerità dagli
uomini. Dal suffragio femmini-
le, dal lavoro sottovalutato delle
donne e scarsamente tutelato
anche dai sindacati, ci sono
voluti quasi cento anni prima
che fosse recepito il principio di
uguaglianza tra i sessi e le bat-
taglie per l’emancipazione fem-
minile è una conquista dove il
merito è solo delle donne: gli
uomini illuminati e sensibili
diciamo che non l ostacolano
anche se ancora in Calabria, nel
vibonese questa uguaglianza,
questa parità resta ancora un
sogno. Sappiamo di donne che
si ribellano ad uno statuto ver-
gognoso approvato da soli
uomini ed anche allo strapotere
maschile anche nella locale
Confraternita di Pannaconi di
Cessaniti e che rappresentano
per certi versi il segno della
libertà e dei diritti delle donne
calabresi e sarebbero da portare
in spalla come la madonna pel-
legrina se avessero protestato
con maggiore forza per essere
state escluse dal voto per l’ele-
zione del Priore della
Confraternita Maria SS. Della
Lettera..Il 12 di Febbraio si è
votato per l’elezione del priore
e le donne pannaconesi non
hanno potuto votare per una
mentalità ottusa, incivile, illibe-
rale che dura da sempre. Peggio
di Kabul in Afganistan. Dopo la
caduta del regime Talebano per
le donne sono state le prime
votazioni: libere di essere
donne libere, dopo il monopo-
lio sociale, culturale, politico ed
economico dell’uomo che dura
da secoli in un sistema che defi-
nire patriarcale e tribale può
essere un eufemismo. A
Pannaconi è ancora peggio.
Certo, da quelle parti ancora la
donna non ha raggiunto né la
libertà, né la dignità come indi-
viduo ed ancora quindi deve
essere considerata una questio-
ne tutta aperta e dove la gravi-
danza ed il parto uccidono
ancora una donna al minuto e
dove migliaia di donne incinte
non ricevono alcuna assistenza
ed altrettante soffrono dei
postumi di una gravidanza non
assistita e dove ancora i servizi
di pianificazione familiare sono
insufficienti. Però chi può nega-
re che ancora in grandissimi
strati sociali non vi è la sensibi-
lità, la capacità di comprensio-
ne e di iniziativa verso i proble-
mi delle donne ed occorre farsi
carico responsabilmente di pro-
porre soluzioni praticabili per i
bisogni non solo e non tanto
delle donne ma di quelli reali
dell’umanità? La questione
femminile dunque, il problema
della emancipazione e della
eguaglianza dei sessi, la difesa
del lavoro della donna, la con-
quista dei diritti civili costitui-
ranno in Calabria, a Pannaconi
parte essenziale della loro atti-
vità unitamente a quella di
pace, di democrazia. Per secoli
sono state private dalla libertà,
di disporre del loro salario, di
poter partecipare alle votazioni
della Confraternita. Sempre
trattate da ignoranti, incapaci,
impreparate alla vita politica e
sociale. Quando le donne pan-
naconesi possono partecipare
alla vita politica, civile e socia-
le daranno sicuramente prova
di intelligenza e di una energia
superiore a quella degli uomini.
Con il diritto al voto alle donne
anche nella locale Confraternita
ci sarà più solidarietà tra le
donne e per le donne: prima
erano equiparate ai dementi, ai
minorenni, ai condannati e cioè
a quelli esclusi dal diritto di
voto. Il vero problema era è
rimane proprio la consapevo-
lezza che la parità non può
essere raggiunta soltanto per
vie statutarie ma è necessario
invece orientarla sul piano cul-
turale riconoscendo che le
donne sono portatrici di valori
diversi da quelli maschili.
Colonizzazione culturale.
Niente affatto! Integrazione di
cultura rispettandone l’autono-
mia. Il problema è che ancora
però le donne pannaconesi
sono sotto tutela e che la popo-
lazione femminile resta tagliata
fuori dalla Confraternita ; conti-
nuano a fare bene le madri, le
figlie, le mogli, le professioni-
ste, le insegnanti , ma per la
locale confraternita non vanno
bene .Il problema è che l’orga-
nizzazione della Confraternita
lascia poco spazio alle donne e
soprattutto che le donne devono
uscire dal silenzio.
Il seme comunque è stato getta-
to e sostenere una buona causa,
una giusta rivendicazione, un
buon diritto è un dovere di ogni
sincero democratico. Aiutiamo
quindi le donne di Pannaconi
nel loro cammino che porterà
alla costruzione di una società
più giusta, più evoluta, più libe-
ra. La libertà delle donne è la
libertà di tutti. I diritti delle
donne come diritti di tutta la
comunità.
Filippo Curtosi
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