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20 Maggio 2006
M
entre state dando uno
sguardo all’articolo
qualcuno magari, appena
fuori dal negozio preferito, si
ritrova in quello che andrà a
leggere e con una nota di dis-
appunto  potrà dire che non è
proprio così, chelo shopping
è solo piacere ed anche se
fatto ogni giorno è solo un
desiderio che viene soddi-
sfatto…ma chi nella vita
non ha mai messo in atto
difese verso ciò che non
accetta  e che non vuol vede-
re!!! Lo shopping di per sé
non è assolutamente danno-
so e per chi ha una possibili-
tà economica adeguata alla
spesa può essere fonte di
reale soddisfazione che si
protrae per diverso tempo, o
ancora può essere valvola di
sfogo nei periodi di stress
dove la ricerca di momenti
di piacere e rilassamento si
traduce nell’acquisto di un
oggetto che suscita interes-
se, attenzione o che sia
comunque di una certa utili-
tà. Ben venga allora lo shop-
ping che si limita a questi
aspetti e che non travalica il
muro dell’ossessione: in
questi casi si passa ad una
situazione in cui lo shopping
diventa fissazione ovvero
“compulsione”. Esiste,
La febbre dello shopping:
un vero atto com
pulsivo
I consigli della Psicologa
infatti, da parecchi decenni
il termine 
“shopping com-
pulsivo”
che viene anche
chiamato mania da shop-
ping, dipendenza da shop-
ping, e questo termine è
stato introdotto agli inizi del
secolo scorso da Kraepelin
ed in seguito da altri studio-
si. Realizzerete quindi che
non si tratta di un disturbo
recente dovuto ad una eco-
nomia crescente bensì affon-
da le sue radici nella perso-
nalità di ogni singolo indivi-
duo e l’unico cambiamento
rispetto al
passato
consiste
nella diffe-
renziazio-
ne del
fenomeno
tra uomo e
donna:
sembra,
infatti, che
in anni
passati era
la donna a
soffrirne
maggior-
mente e in
modo più
evidente, mentre oggi si
conosce una larga fetta del
genere maschile dedito allo
shopping compulsivo, pur
rimanendo alle donne il pri-
mato nel settore. Nella
nostra provincia spesso mi è
capitato, nei miei giri di
shopping, di ascoltare e
vedere comportamenti al
limite dell’assurdità nell’ac-
quisto smodato e sfrenato di
un qualcosa, dalle fasce
d’età più giovani (adole-
scenti) a quelle più mature.
Non mi sembra opportuno in
questa sede fare una catego-
rizzazione sul tipo di status
socio-economico che viene
maggiormente colpito né
generalizzare sul tipo di per-
sonalità che spinge a questa
compulsione poiché il tutto
dovrebbe essere contestua-
lizzato: voglio solamente
dare delle indicazioni sul
come riconoscere lo “shop-
ping compulsivo” senza
però stigmatizzarlo.
Innanzitutto accenno breve-
mente al concetto di com-
pulsione, con il quale si
intendono tutti quei compor-
tamenti ripetitivi o quelle
azioni mentali che la perso-
na si sente obbligata a met-
tere in atto in risposta ad
un’ossessione o a regole
rigide; questi comportamen-
ti sono volti a prevenire o
ridurre un disagio o situazio-
ni temute anche se in realtà
ciò non avviene; questi com-
portamenti causano disagio
marcato, interferiscono con
le normali abitudini e spesso
vengono vissute come
eccessive e irragionevoli.
Nel nostro
caso ciò che
ho appena
descritto si
verifica nello
shopping
ovvero: 
- una irresisti-
bile tentazione
o impulso a
comprare
oggetti nuovi
vissuti come
attraenti anche
se privi di
alcuna utilità;
- quando la
spesa supera le
reali possibilità economiche
creando problemi finanziari;
- l’azione deve essere ripetu-
ta frequentemente (quasi
ogni giorno) per placare
ansia e frustrazione, senti-
menti depressivi o di rabbia;
- la compulsione interferisce
in modo evidente con il nor-
male stile di vita (lavoro,
relazioni e attività sociali),
occupando gran parte delle
attività di pensiero;
- piacere breve ed intenso ad
ogni acquisto con conse-
guente forte insoddisfazione
che porta ad acquistare nuo-
vamente.
Anche se questo disturbo
viene spesso sottovalutato e
considerato superficialmen-
te proprio perché sembra
non arrecare pericolo di vita
alla persona, in realtà è
molto frequente e deve esse-
re considerato alla stregua di
altre dipendenze; pur non
essendo semplice, provare a
capire da dove deriva questo
bisogno coatto e l’insoddi-
sfazione e frustrazione ad
esso correlate potrebbe esse-
re il primo passo per acqui-
stare meno e meglio.
Beatrice Armocida - Psicologa
Per contatti personali alla email: 
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