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27 Maggio 2006
La sanità siam
o noi
di Filippo Curtosi
C
he l’attuale Servizio
Sanitario Regionale sia
inefficiente ed inefficace lo
dimostra il fatto che i cittadini
utenti quando possono scappano
altrove per curarsi, certo quelli
che possono e che hanno delle
conoscenze perche il “povero
cristo” di Nardodipace,di
Zaccanopoli o di Pizzo è
“costretto” ad andare “o spitali -
sinno adduvi vai?”. Lo sanno gli
stessi operatori sanitari che
fanno quello che possono in un
territorio, quello vibonese, dove
quelli che contano non si fanno
sentire o forse a Roma o a
Catanzaro ascoltano solo quelli
che arrivano da altre province.
In una condizione del genere l’e-
quità, la soddisfazione dei biso-
gni sanitari degli utenti, l’effi-
cienza amministrativa ed orga-
nizzativa è solo una “chimera”.
Liste d’attesa di mesi per un
semplice esame o per una pre-
stazione diagnostica; differenze
qualitative e quantitative nei ser-
vizi erogati nelle varie Asl della
nostra regione; sprechi, condi-
zionamento delle libertà di scel-
ta degli ammalati, una rete ospe-
daliera, per restare a Vibo, inuti-
le e dannosa, disorganizzata e
confusa, inefficiente ed ineffica-
ce. Prevenzione zero. Rete dei
servizi di emergenza e di urgen-
za che presenta ancora forti
lacune, medicina dei servizi
nulla, cosi quella scolastica.
Tutti, amministratori, operatori e
cittadini gli uni contro gli altri.
Ed intanto le casse sono vuote.
Vuote si fa per dire. Vuotissime
per i servizi, piene per la “solita
cerchia”. Anche se farsi curare
da queste parti è difficile, certo
la Calabria, Vibo Valentia di
oggi non è più il paese primiti-
vo, superbo e feroce che incantò
i non molti viaggiatori stranieri
tra sette e ottocento. Siccome le
iniziative che riguardano la sani-
tà sono poi alla resa dei conti
anche una forma di “pretesto”
per la creazione di nuova occu-
pazione è naturale che in questa
città si aspettava la costruzione
del nuovo ospedale non tanto
per realizzare una migliore sani-
tà, quanto per creare appunto
occupazione: sarebbe anche ora
di sgombrare il campo dalla cul-
tura del piagnisteo, del lamento
sull’incolmabile arretratezza e
dell’eterna richiesta di assisten-
za da parte dello Stato (la fine
dell’intervento straordinario per
quelli che hanno sempre munto
non vuol dire la fine delle
lagnanze per classe dirigente
amministrativa e sanitaria inca-
pace ed inadeguata). Sarebbe
anche ora di invertire le cose: la
Calabria, Vibo Valentia non
sarebbe un problema, ma un
grosso potenziale per l’Italia
stessa in termini della forza
lavoro, di sicurezza del territo-
rio, di incentivi ai privati onesti
e capaci. Perché uno dei proble-
mi oggi è proprio questo: i lavo-
ratori qualificati, i cervelli se ne
vanno, se ne sono andati e dai
noi si continua a parlare di
mafia, di criminalità, di scanda-
li, mazzette, che come strategia
di marketing non è certo positi-
va. Viceversa il problema degli
ospedali, della sanità continua a
non essere affrontato. Pertanto,
sarebbe ora che tutti i soggetti
politici, istituzionali e sindacali
prima di tutto e soprattutto
impegnino tutte le proprie ener-
gie per affermare i nuovi valori
di solidarietà e di collaborazione
collettiva al fine di partecipare e
contribuire al rilancio del
“Pianeta Sanità” vibonese e
perché i lavoratori possano tro-
vare piena cittadinanza in termi-
ni di diritti legittimi per rispon-
dere davvero al principale obiet-
tivo, e cioè, quello di soddisfare
i bisogni socio-sanitari di tutti i
cittadini utenti. La domanda che
nasce oggi alla luce della nuova
legislazione nazionale - quanto
di quella regionale che ancora
aspettiamo - è se in una società
che si sta trasformando ed è più
articolata sono possibili ancora a
Vibo Valentia forti squilibri
sanitari e sociali che impedisco-
no cosi di aprire una nuova pagi-
na di politica sanitaria legata alle
problematiche che interessano
lo sviluppo della nostra provin-
cia dove devono trovare spazio e
ruolo gli interessi dei cittadini in
primis e degli operatori sanitari.
Dietro la maschera dei convegni
ci sono le cose reali che non ci
sono e si chiamano: applicazio-
ne del 229, recepimento della
legge quadro sull’assistenza,
Piano Sanitario Regionale, al
funzionamento dei distretti e dei
dipartimenti, la costituzione del-
l’agenzia regionale dei servizi,
tutti strumenti di tutela dei dirit-
ti della popolazione che purtrop-
po vive, in particolare nel vibo-
nese, una situazione di ingiusti-
zia e di emarginazione sociale.
Vi è una crisi della sanità e
soprattutto della salute con una
emigrazione nel resto del Paese
che non è più sopportabile è un
dato di fatto. Proprio per questo
ciascun soggetto ai vari livelli e
nel rispetto dei ruoli e delle fun-
zioni dovrebbe lavorare per
ritrovare anche in questo com-
prensorio una capacità proget-
tuale che sia in grado di riaffer-
mare il principale diritto dei
diritti: quello alla salute che
immetta al centro della iniziati-
va sempre l’individuo con tutti
suoi bisogni, puntando a ricreare
condizioni per acquisire una cul-
tura sanitaria diversa ai vari
livelli professionali e considera-
re il paziente non un numero
bensì una persona con un nome
ed un cognome. Non si può
costruire nessun servizio sanita-
rio serio e non si può parlare di
salute, se non si è in grado di
soddisfare soprattutto le persone
più deboli. Occorre ricostruire
un senso di vera solidarietà fra il
malato e l’operatore, il cittadino.
Bisogna ricreare quelle condi-
diverso tempo sappiamo che la
salute dei vibonesi e non solo,
viene spesso amministrata più
guardando all’interesse di que-
sto o quel raggruppamento poli-
tico o partitico con incarichi ad
inutili consulenti piuttosto che
guardando i malati con l’occhio
dell’etica, dell’umanità e della
vera professionalità. Insomma,
dalla concezione umanistica si è
passati a quella economica come
se la salute potesse essere calco-
lata in euro: questo è un danno
per gli ammalati, i medici, gli
infermieri e alla fine per tutto il
sistema sanitario. Tra l’altro si
spende nella sanità molto meno
rispetto al Prodotto Interno
Lordo tanto da risultare quasi
ultimi in Europa. Certo, a Vibo
Valentia si è dilapidato un nume-
ro impressionante di risorse,
tanto paga sempre” Pantalone”.
Ebbene, occorre prendere atto di
questo e reagire convincendosi
del fatto che migliorare si può e
non è solo una questione di “far
bene i conti”! E’necessario allo-
ra un cambiamento della cultura
della società vibonese che ritor-
ni a dare prestigio, dignità e
valore anche sul piano economi-
co al lavoro pubblico, agli ope-
ratori pubblici, agli infermieri,ai
medici, ai paramedici, agli ausi-
liari. Sappiamo che negli
Ospedali di Vibo, di Tropea,
Serra San Bruno e Soriano ci
zioni in cui l’assistenza, il rico-
vero non sia un favore, ma sia
garantito a tutti il diritto alla
salute, in modo da far emergere
una nuova stagione di tutele ed
un nuovo rinascimento umanita-
rio e di umanizzazione all’inter-
no delle strutture sanitarie.
Questo è il solo modo per rispon-
dere concretamente ai bisogni
sociali e sanitari. Occorre che vi
sia la consapevolezza del grande
sacrificio dei tanti operatori sani-
tari, cittadini, sindacati, i quali,
con il loro esempio e comporta-
mento determinano per davvero
l’evoluzione sociale e sanitaria.
Sappiamo tutti che quando in
famiglia qualcuno ha un proble-
ma di salute il primo pensiero va
con la mente a qualche cono-
scente all’interno della struttura
sanitaria: sarebbe importante
invece poter contare su una sani-
tà attenta alle persone oltre che
efficiente e veloce. Sarebbe
bello se tutte le strutture pubbli-
che o private all’interno di una
competizione regolata dalla
Regione si attenessero a vincoli
precisi di standard di qualità per
strutture, servizi, personale e
controlli da parte degli enti che
ne hanno competenza. Prima di
tutto, abbiamo bisogno di una
sanità più umana e più rispettosa
delle esigenze della persona
malata come si sostiene da sem-
pre nei convegni ed a parole. Da
sono delle ottime professionali-
tà: mettiamole nelle migliori
condizioni di poter dare il massi-
mo del risultato in termini di
prestazioni. Tropea adagiata sul
porto è stupenda, ci si chiede se
anche questa bellezza non faccia
parte del prezzo che paga
l’Ospedale per esistere.
Miglioriamo l’ospedale della
nostra perla del Tirreno. Tropea.
Diamo ai bravi medici e parame-
dici gli strumenti per poter lavo-
rare meglio. Non facciamoci del
male facendo la solita lotta tra
centro e periferia perché alla
fine Tropea sarà centro, lo è di
già per molti aspetti e Vibo peri-
feria. Se saremo in grado di rea-
lizzare questo cambiamento cul-
turale, sarà possibile anche
applicare le varie soluzioni tec-
niche ed organizzative indispen-
sabili a ridurre “i viaggi della
speranza”, così come i tempi di
attesa per le prestazioni sanita-
rie, impedendo altresì, che per-
sonale medico e peramedico
altrimenti demotivato emigri
altrove. In buona sostanza è
necessario che ciascun soggetto
istituzionale e sociale ritorni alla
sua funzione originaria pedago-
gica di nuovo educatore, come
vuole la norma per poter costrui-
re, tutti insieme, una nuova cul-
tura che renda realmente concre-
to l’avanzamento sociale e sani-
tario vibonese.
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