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27 Maggio 2006
L
a gestione associata dei
servizi è una modalità che
comincia a diffondersi, forse
più di quanto si immagini, nel
campo dei servizi finali, alle
persone e al territorio. La
Regione Calabria, al fine di
definire entro il 30/6/2006 il
trasferimento delle competen-
ze e delle funzioni ai comuni
ha accelerato i tempi per l’ap-
provazione della  legge sul-
l’associazionismo. Il progetto
di legge è stato già approvato
dalla Giunta Regionale il
20/3/2006 ed è all’esame del
Consiglio Regionale. Il pro-
getto di legge contiene dispo-
sizioni relative al riconosci-
mento e alla promozione delle
variegate modalità di associa-
zionismo intercomunale anche
mediante incentivazione finan-
ziaria.
I vantaggi della gestione
associata
In un contesto generale di
risorse scarse dovrebbe contri-
buire a convincere le ammini-
strazioni che la gestione asso-
ciata, sono la strada obbligata
per poter dare comunque ser-
vizi, oppure mantenerne e, se
possibile, migliorarne la quali-
tà. Vi è un principio economi-
co, abbastanza elementare, il
quale afferma che la spesa, per
produrre una qualche utilità,
deve stare al di sopra di certe
soglie. La scienza economica
dei servizi pubblici afferma
l’esistenza di una dimensione
ottimale della produzione dei
servizi (break even point), che
è anche variabile per tipologia
di servizi. Il principio
dell’Ambito Territoriale
Infatti, per essere più favore-
vole é già stato accolto nella
nostra Costituzione, con la
recente modifica del suo titolo
V. L’art. 13 del Testo Unico
Enti Locali dà la possibilità di
gestire i servizi in una dimen-
sione economicamente (effi-
cace ed efficiente) adeguata
senza rinunciare alla rappre-
sentanza delle comunità loca-
li. Un altro punto a vantaggio
della cooperazione tra enti è
quello della possibilità di gua-
dagnare una maggiore coeren-
za, unitarietà e anche, dove del
caso, uniformità di comporta-
menti in molti aspetti delle
politiche dei servizi.
Le resistenze
Di fronte a queste necessità e
questi vantaggi, permangono
forti resistenze a quella che
viene soprattutto vista come
cessione di potere, sia da parte
di amministratori, che da posi-
zioni forti dei dirigenti e
responsabili di servizio, che
perdono il controllo su deter-
minati interessi pubblici,
oppure resistenze da posizioni
che si sentono comunque
minacciate da un nuovo asset-
to organizzativo. Le divisioni
politiche fanno il resto.
D’altro lato, è anche vero che,
per ciò che riguarda gli ammi-
nistratori, una gestione asso-
ciata, mentre impone di condi-
videre il potere, amplia però la
sfera di influenza del singolo
amministratore, ove venga
coinvolto in organi di governo
a base più ampia. Per ciò che
riguarda i funzionari, in molti
casi la gestione associata può
ampliare (per alcuni) le possi-
bilità di carriera e la rilevanza
della singola posizione (con
relativi incentivi economici).
In ogni caso, la gestione asso-
ciata richiede una convinta
volontà politica di  moderniz-
zare il sistema delle autono-
mie locali.
Il passaggio delle funzioni
amministrative ai Comuni
deve tener conto che in
Calabria il 79% sono piccoli
comuni al di sotto dei 5000
abitanti i comuni presentano
per la maggior parte organici
carenti e non sempre adegua-
tamente professionalizzati. E’
persino difficile, infatti, che
sia assicurato lo stesso turn
over in caso di vacanze nelle
dotazioni organiche, sia a
causa del blocco delle assun-
zioni, che da anni interessa
una parte dei Comuni, sia,
soprattutto, a causa della limi-
tatezza delle risorse economi-
che, che interessa, invece,
pressoché tutti i Comuni.
Spesso servizi essenziali ven-
gono garantiti solo grazie
all’ausilio di LSU e LPU.
Inoltre non sempre viene data
adeguata rilevanza alla forma-
zione e all’aggiornamento
professionale. Per cui la
gestione associata - per esem-
pio - del personale potrebbe
essere uno strumento per evi-
tare ricadute negative.
La gestione associata del
personale
Il concetto di gestione delle
risorse umane è un concetto
molto ampio che negli ultimi
anni, grazie anche alle innova-
zioni che ha subito il pubblico
impiego, si è evoluto. Negli
anni passati la gestione del
personale era una gestione
amministrativa e contabile,
oggi invece si sta sviluppando
un concetto di gestione del
personale più ampio, che
implica e presuppone un più
complesso concetto di politica
del personale. La gestione del
personale tradizionalmente
intesa contempla esclusiva-
mente gli adempimenti con-
nessi al trattamento economi-
co e giuridico del personale,
una gestione moderna, invece
implica una consapevolezza
della centralità delle risorse
umane quale strumento per
garantire una maggiore effi-
cienza dell’Ente nel suo com-
plesso. Questo significa che la
risorsa umana deve essere
valorizzata ed incentivata
attraverso un uso intelligente
degli strumenti, sia tradiziona-
adeguatezza delle dimensioni
organizzative e di ricerca di
opportune economie di scala
attraverso strumenti di gestio-
ne comune associata delle
risorse umane. Nella gestione
del personale molte cose che
si possono fare (male) per un
singolo comune si possono
fare (bene) per molti comuni
con un impiego di risorse
complessivamente minore. In
generale, una politica delle
risorse umane di più alto pro-
filo, conseguente ad una mag-
giore specializzazione, può
consentire un utilizzo virtuoso
delle opportunità normative e
contrattuali, altrimenti vissute
come opportunità sprecate,
quando non addirittura come
ulteriori appesantimenti buro-
cratici. Dalla gestione comu-
ne, nel rispetto delle specifici-
tà di ogni ente, può venire uno
stimolo o un aiuto potente alla
gestione associata di tutte le
opportunità e le risorse territo-
riali.
Fattibilità della gestione
associata
La fattibilità dipenderà soprat-
tutto dalla volontà politica e
l’occasione che si presenta
con il trasferimento delle fun-
zioni dalla regione ai comuni,
sarà fonte di problemi, ma
anche di opportunità per il
decollo della gestione associa-
ta.
* Segretario Generale
Provincia di Catanzaro
La gestione associata dei servizi e delle funzioni
in vista del trasferimento delle funzioni ai comuni
Politica e amministrazione locale
li che di recente introduzione,
che il legislatore mette a dis-
posizione. Nelle imprese
(quelle di successo) è da
tempo maturata la convinzio-
ne che le risorse fondamentali
sono quelle relative alle risor-
se umane, e alle competenze
che da esse ne derivano. Gli
enti locali non sono aziende,
ma il problema è lo stesso:
elevare la qualità della risorsa
fondamentale per la realizza-
zione dei programmi delle
amministrazioni (ogni obietti-
vo può essere vanificato dalla
cattiva qualità delle compe-
tenze e dei comportamenti
delle persone che devono rea-
lizzarlo). Di fronte a questa
crescente criticità ancora oggi
la tradizionale “amministra-
zione del personale”, negli
enti locali fatica a tradursi in
una capacità di “gestione e
sviluppo delle persone”, non-
ostante il quadro normativo in
questo campo ponga meno
ostacoli e più opportunità di
una volta. Vi è quindi un’og-
gettiva necessità di investire
sulla capacità di gestire queste
risorse, ma un pesante ostaco-
lo è rappresentato dalle
dimensioni organizzative di
molti comuni, che non con-
sentono le dimensioni adegua-
te per questo tipo di investi-
menti, e che facilitano la cadu-
ta verso approcci amministra-
tivi di basso profilo (la logica
della minima spesa possibile).
Si pone quindi un problema di
a cura di Domenico Primerano*
M
olto spesso negli ultimi
anni mi è capitato di
ascoltare delle forti critiche
nei confronti della nostra
Calabria che pur con degli
apprezzamenti positivi per la
nostra testardaggine, competi-
tività e bravura rimane un giu-
dizio di fondo tutt’altro che
favorevole. In prima battuta la
reazione potrebbe essere
difensiva  con un rifiuto fermo
a tale critica ma poi se si riflet-
te attentamente forse un bri-
ciolo di verità si riesce a tro-
vare. In considerazione di ciò
di recente io stessa ho riscon-
trato come la nostra provincia
sia giunta ad una fase di stallo
e ristagno  che fa pensare, non
solo nelle istituzioni ma anche
a livello sociale e culturale; è
presente una depressione in
cui ognuno pensa a sé stesso,
ai propri problemi  mentre il
concetto di “comunità” è
andato perduto.
Essendo una psicologa non
posso né voglio iniziare un
discorso che non mi compete
poiché potrebbe essere frain-
teso e non aiuterebbe a capire.
Cercherò invece di analizzare
quali sono i punti deboli di
uno stato di 
“indecisione cro-
nica”,
di un’indifferenza così
radicata che a farne le spese è
l’intera città, trasmettendo
un’immagine di chiusura e di
scarsa disponibilità ai rapporti
di collaborazione e alle nuove
iniziative.
Nascere e crescere in una città
come in un paese significa
assumersi la responsabilità di
contribuire attivamente allo
sviluppo della stessa appor-
tando ciascuno le proprie
capacità ed il proprio talento.
Solitamente un singolo indivi-
duo che vive nell’incertezza,
aspettando che qualcuno
provveda a soddisfare i suoi
bisogni senza adoperarsi per
migliorare la propria condi-
zione di vita, è una persona
che sostanzialmente si attiene
ad un modello infantile in cui
pensa che la figura materna
(l’altro) debba provvedere alla
sua sopravvivenza così da non
assumersi la responsabilità del
proprio operato. Pensiamo
allora quale effetto deleterio
possa provocare un simile
comportamento se sommato e
rapportato ad un’intera socie-
tà!!! Quando la maggior parte
delle persone agisce in questo
modo, non tutelando ciò che
appartiene alla comunità e
pensando esclusivamente agli
interessi personali, si richiama
ancora l’atteggiamento infan-
tile in cui il possesso di un
oggetto rappresenta fonte di
soddisfazione e dalla sua
separazione ne consegue dis-
piacere e frustrazione. Un
modello ideale quindi si può
ravvedere in una crescita
basata sul passaggio dalla fase
primordiale e infantile in cui
ruota tutto intorno all’egoismo
ed al concetto di “individuali-
tà” giustificati dall’istinto di
sopravvivenza, ad una fase
più matura in cui la presenza
dell’altro rappresenta “allean-
za e forza per la sopravviven-
za”, dove il ruolo attivo, la
condivisione di obiettivi e la
mentalità di gruppo diventano
fondamentali per il pieno svi-
luppo di qualsiasi società.
L’effetto dell’eterna indecisio-
ne in tutti gli aspetti della vita
porta solo al degrado persona-
le, alla solitudine, al guardarsi
intorno senza far nulla per
cambiare ciò che non va ma
aspettando e sperando che  il
cambiamento venga fatto da
qualcun altro o giunga già
pronto da un giorno all’altro.
Per risollevare le sorti di una
situazione così precaria è
necessario lavorare sinergica-
mente, creare obiettivi e aspet-
tative comuni, prendere ini-
ziative che diano una svolta
decisiva; scrollarsi di dosso
vecchie abitudini e modelli
retrogradi sfruttando soprat-
tutto ciò che si possiede già.
Piangersi addosso per le con-
I consigli della Psicologa
L’indecisione cronica
Solo l’impegno attivo può cambiare una situazione di stallo
I CONSIGLI PER CUCINARE
PRANZI PRELIBATI
Dieta della Settimana
La dieta pre-matrimoniale su
:
www
.moldrek.com/diete.htm
Tabella calorie con tanti alimenti
www
.moldrek.com/tabella_calorie_a.htm
Calcola il tuo peso forma
www
.moldrek.com/peso_forma.htm
Scopri il tuo dispendio energetico
www
.moldrek.com/accelerare_metabolismo.htm
Il ricettario sul web di Alessio Licci
Ricetta della settimana
Antipasto: 
Acciughe al finocchio
Primo: 
Agnolini in brodo
Secondo: 
Abbacchio alla romana
Contorno: 
Anelli di cipolle fritti
Dolce o dessert: 
Alberelli di mandorle
Il ricettario più vasto del mondo per tutti coloro che si vogliono
cimentare in cucina e preparare tanti piatti prelibati.
Buona consultazione su Ricette cucina.
www.moldrek.com
dizioni sociali non ottimali,
senza muovere un dito, non
serve a nulla; essere parte atti-
va di un cambiamento comu-
ne può invece dare soddisfa-
zione e facilita l’abbattimento
di rigide barriere e l’isolamen-
to sociale in cui ci si ritrova.
Prendere decisioni importanti
e delle volte rischiose non è
solo indice di maturità ma per-
mette di coinvolgere l’am-
biente circostante e trasmette-
re il proprio entusiasmo e le
competenze con un scambio
interattivo tra istituzioni e
gruppi sociali. Cerchiamo
allora di ragionare in questa
ottica anche per il futuro della
nostra città non rimanendo a
guardare impotenti il corso
degli eventi ma reagendo con i
fatti e dando risposte concrete
a progetti e interessi nuovi,
utilizzando costruttivamente
quelle qualità che tutti ci rico-
noscono.
Beatrice Armocida - Psicologa
Per contatti personali:
beatrice_armocida@virgilio.it
349.7312665
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