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10 Giugno 2006
di Guido Maduli
E’
stato un giorno spe-
ciale quello della
festa dell’Immacolata di
quarantaquattro anni fa.
Lo testimonia la foto di
gruppo che c’immortalò in
occasione del tesseramento
del nuovo anno oramai alle
porte. Il sacerdote era Don
Cosato. Durante gli anni
della sua guida all’Oratorio
si coltivavano i veri valori
dell’amicizia, dello stare
insieme, della formazione
cristiana e del rispetto perle
cose e pergli altri. Ricordo
con piacere le interminabili
partite al pallone, le diver-
tentissime “castagnate”
durante la festa dell’Im-
macolata Concezione. Le
preghiere, tutti insieme, nel
cortile, in quel medesimo
cortile nel quale non poteva-
no partecipare molti altri
giovani meno fortunati di
noi persone ammalate o che
non c’erano più. Si pregava
specie perloro. Ricordo
ancora le numerose recite
al teatro dell’ex convento
delle Clarisse dove durante
le domeniche assistevamo
anche alla proiezione dei
film famosi come quelli di
Ercole o di Maciste. Cose
semplici, modeste ma che ci
rendevano felici, che ci
facevano amare e apprez-
zare ancorpiù la vita con
quel poco che avevamo.
Come dimenticare poi le
gite a Soverato, a Bova, le
escursioni estive perfare i
bagni durante l’estate a
Bivona con il pulman ad un
prezzo tutto compreso di
sole 50 lire a persona. Altri
tempi, tanti vecchi amici e
tante piccole azioni che con
quotidianità hanno segnato
la nostra storia: una circo-
stanza che vale proprio la
pena rispolverare per
ricordare e anche meglio
capire come vivevamo,
come eravamo.
Io, Nicola Barbuto, Pino
Potenza, Mario Brasca,
Vannino Imeneo, Pino
Mirabello, Mimmo Congestrì
(deceduto), Gianni Morano,
Tino Aversano, Alfonso De
Masi, Franco De Vita, Lello
Blandino, Bruno Greco,
Luciano Vita, Paolo
Battaglia, Biagio Lucibello,
Michele Putrino, i fratelli
Manno e Inzitari e tanti
altri che non riesco più ad
identificare. Tanti altri
amici che osservando la foto
sicuramente si riconosce-
ranno e rivivranno perun
attimo sicuramente un
momento folgorante della
loro vita.
VIBO VALENTIA- ORATORIO SALESIANO - 8 DICEMBRE 1962
Europa
di Salvatore Vetrò
A
mio giudizio, l’Europa sarà tale se sarà l’Europa dei
popoli e delle culture. L’unità fra i vari popoli europei è
scritta nella storia del continente; lo riconoscono le innu-
merevoli opere d’arte, le cattedrali, le istituzioni educative
ed assistenziali, le figure di uomini che, nei vari campi delle
attività umane, hanno saputo convivere e costruire un desti-
no comune. Porre la questione dell’identità dell’Europa non
significa difendere un privilegio o richiamare una nostalgia
delle proprie origini. Penso sia necessario riconoscere nella
storia, così come nel tessuto giuridico della nuova Europa,
il principio della libertà religiosa, pure nelle sue dimensio-
ni comunitarie, del dialogo, anche strutturato, tra governi e
comunità credenti, ed il rispetto degli statuti giuridici di cui
le istituzioni religiose già godono negli stati membri
dell’Unione. Con il realismo di chi conosce la via della pace
e della concordia fra i popoli, ora auspicabile che nonostante
la mancata citazione nel testo della costituzione, nei lavori
futuri dei tavoli europei, sia espresso sostanzialmente, nel
pieno rispetto della laicità, il valore della tradizione cristia-
na, con preciso riferimento alle chiese e alle istituzioni reli-
giose. E’importante che i popoli europei vivano nell’amici-
zia, che si saldino istituzioni comuni, si vincano lacerazioni
storiche e si favorisca una integrazione che superi i conflit-
ti delle nazionalità. Solo se l’Europa non nasconderà, e anzi
svilupperà, la propria identità potrà essere all’altezza delle
sue grandi sfide del terzo millennio, la pace, il dialogo tra
le culture e le religioni, la salvaguardia del creato. L’unità
del continente è un fattore indispensabile per la convivenza
civile dei popoli, opportunità di pace per il mondo e ciò è
possibile per il comune riferimento a valori umani e cristia-
ni. La storia della formazione delle nazioni europee cammi-
na di pari passo con l’evangelizzazione ed è per questo che
sarà determinante la presenza di uomini e popoli educati a
guardare alla realtà e non a rincorrere sogni o a confor-
marsi a nuove, prepotenti ideologie.
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