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1 Luglio 2006
di Gaetano Luciano
C
hiariamo innanzitutto
un semplice concetto.
Nessuno è costretto a candi-
darsi ad amministrare la
cosa pubblica, è una scelta
che dovrebbe essere basata
su alcuni requisiti elemen-
tari: il senso del dovere e un
interesse  preminente per la
collettività. Uso il termine
“preminente
perché nel
passato era usuale fare gli
interessi del partito o dell’a-
rea politica di appartenen-
za. Oggi è più usuale fare
gli interessi personali e di
una sparuta cordata di amici
che impropriamente può
essere spacciata anche
come corrente politica. In
nome dell’appartenenza
alla cordata si giustifica
tutto e di più e, a volte, si
scomoda anche Enrico
Berlinguer e la questione
morale.
Era così anche nella Prima
Repubblica, quando si
spaccava il capello per sta-
bilire se fosse più socialista
o comunista Marx o
Proudhon e, purtroppo, si
rubava.  Ma con la Seconda
Repubblica, mai nata, le
cose ci sembrano peggiora-
te, ci si accapiglia al massi-
mo per D’Alema o per
Mussi, per Berlusconi o per
Prodi, per Fini o per Casini.
Sono scomparsi i controlli
politici e tutto è demandato
alle intercettazioni degli
investigatori che a distanza
di qualche quinquennio pre-
sentano, una tantum, il
conto.
Prendiamo il caso del dibat-
tito in corso sull’azzera-
mento delle giunta munici-
pale e provinciale di Vibo
Valentia. Una Giunta (vale
anche per un Consiglio
d’Amministrazione) si
azzera perché i suoi compo-
nenti non hanno operato per
il raggiungimento degli
obiettivi programmati e,
quindi, bisognerebbe azze-
rare anche il capo dell’ese-
cutivo (Sindaco o
Presidente della Ammini-
strazione Provinciale). Mi
sembra un discorso di poli-
tica elementare, senza sco-
modare i padri della patria.
Questo non è il nostro caso.
Il nostro caso ha a che fare
con una resa dei conti tra
fazioni appartenenti allo
stesso partito e alla stessa
coalizione, una faida tra
persone prive di buon senso
e che dell’interesse delle
comunità se ne fottono.
Questo è quello che appare.
Non ci sembra che ci si
chieda l’allontanamento di
Tizio e di Caio per  conflit-
to d’interessi o per indebita
utilizzazione del mandato
amministrativo o per conti-
guità con ambienti poco tra-
sparenti. 
In genere dall’Ammini-
strazione Pubblica non
viene allontanata la moneta
cattiva, ma quella buona.
Ora diciamo come stanno le
cose senza teoremi basati
sul nulla.  Ho letto che si sta
avviando un dialogo tra le
forze dell’Unione per risol-
vere le  varie crisi ammini-
strative. L’importante è non
mettere troppa carne al
fuoco. Si sa come s’inizia,
ma non si sa come si fini-
sce. Al Comune di Vibo
Valentia si tratta di prende-
re atto di una composizione
diversa dei gruppi consilia-
ri, con la nascita del PDM.
Anche questo è un fatto ele-
mentare e di buon senso.
Speriamo che alla fine qual-
cuno prenda atto di tale
situazione. Ci sembra
alquanto improbabile. Se
poi c’è qualcuno all’interno
del proprio partito o movi-
mento, che vuole tagliare la
testa aqualche iscritto ad
una corrente politica oppo-
sta alla sua, è un altro dis-
corso che non c’entra con
la politica di servizio e con
i problemi della città.
L’importante cari amici e
compagni è evitare l’incar-
tamento, scoprendo, sep-
pure in ritardo, il senso
mazziniano del dovere
civico.
Questo territorio è stanco e
alle porte c’è un’estate di
fuoco che lascia intravede-
re gli stessi problemi inso-
luti con annessi e connessi
e con tante scuse anticipa-
te alle migliaia di turisti
che saranno costretti a tuf-
farsi in un mare pieno di
guai e vagare per contrade
fetide e sporche.
Egr. Sig. Sindaco,
Sono una cittadina vibone-
se. Nata e vissuta in questa
città in cui sono fiera di
aver lavorato una vita
intera durante la quale ho
pagato quanto di mio
dovere: tasse, tributi, con-
tributi e quant’altro. Mi
sono meritata una pensio-
ne che era di grande aiuto
fino a quando il buon Dio
mi ha dato la salute. Ma da
quando sette anni fa per
colpa di un ictus mi sono
ritrovata a vivere su una
sedia a rotelle, questa
indennità non contribuisce
a rinvigorire la voglia di
vivere. Infatti sono scon-
fortata per non per essere
abbandonata a me stessa,
senza la forza di reagire
per l’assegna di una qual-
sivoglia compagnia, un
semplice aiuto morale o
fisco che sia: da ciò scatu-
risce la voglia di lanciare
un appello.
“Date ascolto a chi soffre.
Pensate un po’alle perso-
ne disabili come me che
sono tante anche in questa
città. Mettete una mano sul
vostro cuore e sentirete i
battiti di chi vi tende la
mano per trovare un appi-
glio, un sorriso, un pizzico
di considerazione per una
vita umana che è trascura-
ta dal mondo. Cercate di
dare forza a chi è debole,
coraggio a chi soffre per-
ché anche in queste condi-
zioni la Vita è un dono del
Signore e come tale va
rispettato: e bisogna
amarla tanto il Signore per
amare la Vita anche in una
situazione di svantaggio in
cui persone inermi sono
condannate al loro destino
crudele. Tutti hanno il
diritto di godere la gioia di
trascorrere una giornata
la mare o all’aria fresca di
montagna. Oppure vivere
attimi di gioia tra balli e
canti al Parco delle
Rimembranze o durante le
sfilate e le parate militari
ove la gente sorride e si
diverte. E’altrettanto giu-
sto tentare di dare speran-
ze di una vita serena a
Luana ed ai suoi genitori e
ci inchiniamo per quanto
le istituzioni stiano facen-
do per Lei, ma, se vi è pos-
sibile, pensate anche per
un solo momento a tutte
quelle persone la cui vita è
stata condizionata dall’in-
fermità e vivono nella per-
petua angoscia e nella tri-
stezza. Ascoltate la voce di
chi soffre e sforzatevi a
pensare in che modo si può
tentare di dare un sollievo
alle sofferenze fisiche e
psichiche di costoro.
Queste, devono fare ricor-
so  ad ingenti spese maga-
ri per mantenersi una
badante straniera privan-
dosi persino della possibi-
lità di acquistare una cara-
mella utile ad addolcire
momenti veramente amari.
Chi vive in condizioni di
svantaggio si accontenta
di poco e con tanta pazien-
za riesce a vivere venti-
quattr’ore su ventiquattro
più ferma di una pietra in
riva in mare: ciò non ci
scoraggia poiché offriamo
tutte noi stesse con tanta
fede a Dio, unica risorsa di
conforto e di consapevo-
lezza che ci accompagna
nelle nostre tristi giornate
in cui ci sentiamo come
navigare come tra le onde
del mare certe, con ciò, di
essere accompagnate nel
nostro difficile cammino”.
L’aito che Le chiedo, Sig.
Sindaco, sono convinta che
non Le costerà molto: una
visita di tanto in tanto di
un’assistente sociale con
cui dialogare, con cui
potermi sfogare. Mi riesce
quasi impossibile con le
badanti straniere, le quali
nel continuo avvicendarsi,
proprio quando comincia-
no a capire la lingua sono
costrette ad andar via. E,
inoltre qualche intervento
settimanale di fisioterapia
che per mancanza di risor-
se economiche da molto
tempo non riesco più a
garantirmi. Non credo di
averLe chiesto molto, anzi
sono convinta che Lei farà
qualcosa per venirmi
incontro. Mi scusi se l’ho
fatto pubblicamente grazie
alla sensibilità dei redatto-
ri di questo giornale, attra-
verso il quale avrà la pos-
sibilità di contattarmi. Vi
ringrazio ancora e antici-
patamente.
Una vostra concittadina
(le foto inserite nel con-
testo dell’appello sono
puramente indicative e
non si riferiscono
all’autrice del testo)
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