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1 Luglio 2006
U
n detto dice che “la ven-
detta è un piatto che va
servito freddo” e a chi non è
mai successo di meditarla o
addirittura attuarla nei con-
fronti di qualcuno da cui ha
subito un torto più o meno
grave!
Quello della vendetta si può
definire come un atteggia-
mento costellato da sentimen-
ti quali rancore e risentimento
che possono essere trasforma-
ti in agito con molta facilità
soprattutto se si presentano
determinate condizioni ovve-
ro diviene comportamento
destinato a far del male e pro-
vocare dolore e sofferenza
all’altro.
Molto spesso giudicata aspra-
mente e condannata dalla
società, dalla stessa il più
delle volte vissuta e sottaciu-
ta. Resta in ogni caso un
atteggiamento che fa parte
vuole essere, oltre che
momento di venerazione e
di festa, anche occasione di
apertura e dialogo, consen-
tendo ai turisti ed ai conter-
ranei dei paesi limitrofi di
conoscere i pregi di una vita
semplice e genuina.
In quest’ottica, il Comitato
per i festeggiamenti in onore
di San Cono, oltre alle tradi-
zionali manifestazioni pro-
grammate per il 15 e 16
luglio, ha organizzato le
T
radizione vuole che tutti
i paesi di questa terra di
Calabria festeggino il loro
Santo patrono. Anche San
Cono di Cessaniti, piccolo
paesello collocato nell’en-
troterra del Vibonese, si
appresta, come ogni anno, a
festeggiare l’omonimo
patrono “San Cono” la terza
domenica di luglio, che que-
st’anno ricorre in data 16
luglio p.v.
Evento che per i Sanconesi,
oramai da diversi anni,
seguenti attività:
domenica 2 luglio 20006,
ore 14,00.: giro ciclistico
amatoriale “Il giro del sole”
– Dalla costa all’entroterra,
Calabria da scoprire;
domenica 9 luglio 2006, ore
9,00: estemporanea di pittu-
ra dal titolo “La vita nei
campi”
Per avere delucidazioni
circa la partecipazione alle
iniziative telefonare al
340.5761628.
Vendetta è perdono: sintesi di una scelta meditata
della natura umana e che pro-
prio per questo motivo se non
viene controllato può portare
a conseguenze negative e irri-
mediabili per sé e per l’altro.
Le cronache di tutti giorni ci
portano esempi di vendette
immediate, quelle per così
dire “a caldo”, dove l’azione
vendicativa si attua subito
dopo il torto subito. Non per
questo però tali vendette sono
quelle più crudeli, anzi! Basti
rileggere il periodo iniziale
dell’articolo per capire che
l’atto vendicativo per eccel-
lenza è quello fatto a mente
fredda, quello ragionato non
impulsivo, oserei dire quello
più grave e patologico poiché
procura piacere e soddisfazio-
ne ed è privo di ogni senso di
colpa.
Esistono inoltre diversi tipi di
vendetta da quella passionale
e a quella familiare, da quella
diretta a quella trasversale,
ogni volta con motivazioni
diverse ma con un bisogno di
rivalsa e riscatto che le acco-
muna, portando con sè un
misto di odio, invidia e rab-
bia. È comprensibile allora
come da tutto ciò può scaturi-
re un circuito in cui da ven-
detta nasce vendetta con un
passaggio generazionale così
consistente da diventare la
regola.
Per evitare situazioni spiace-
voli, dolorose e dannose è
necessario capire quali sono
le vere motivazioni che ne
stanno alla base, tenendo in
considerazione i meccanismi
che ne entrano in gioco e le
relative conseguenze: si pensi
ad esempio alla vendetta pas-
sionale in cui, a causa di un
tradimento o presunto tale, si
reagisce con tradimento arri-
vando all’omicidio e alla per-
sona non rimane che uno stra-
scico di quella confusione
mentale che lo ha portato a
compiere il gesto.
Partendo da questo si può
capire come la vendetta in
realtà sia sintomo di insicu-
rezza, perdita del controllo ed
anche nei casi di “freddezza
mentale” l’individuo che la
attua mette da parte razionali-
tà ed affetti per dare libero
sfogo agli istinti, con l’inca-
pacità di vedere o considerare
soluzioni alternative al pro-
blema. È come un animale
ferito che ancora sanguinante
parte all’attacco: così l’indivi-
duo colpito nella sua parte più
debole e vulnerabile agisce
senza riflettere.
Allora cosa fare in questi
casi? Come reagire ad un’of-
fesa grave? Dire di perdonare
è tanto scontato quanto più
difficile è prendere tempo e
comprendere la strada che
porta al perdono: cosa ha fatto
scatenare la rabbia, quale
parte di sé è stata duramente
colpita e come tutto questo
può essere ragionato, elabora-
to, trasformato in perdono
che porta serenità.
Basti pensare che la vendetta
è l’atto con cui si reagisce
all’offesa con un’altra offesa,
al danno con un altro danno
utilizzando la stessa modalità
di azione per cui si prova rab-
bia: è la legge del taglione che
risale ad epoche molto remote
ma che resiste tuttora nelle
nostre culture.
È pur vero che non è facile
stare a guardare mentre l’altro
commette qualcosa che ai
nostri occhi è spregevole, ma
bisogna comunque sforzarsi
di non cadere nella trappola
del rancore, di non servire
questo piatto vendicativo né
freddo né caldo, di prendere
quanto più possibile le distan-
ze da certe situazioni per non
rimanerne invischiati gene-
rando ulteriori sofferenze.
Non si faccia l’errore di
proiettare in modo massiccio
sull’altro parti di sé aggressi-
ve e non accettate, non si
regredisca a stadi istintuali,
non si rimanga ciechi di fron-
te al dolore, si usi invece l’ar-
ma della pacatezza e del con-
trollo senza rimanere tentati
dalla provocazione subita.
Anche il dolore più estremo
può essere condiviso e con il
tempo attenuarsi dando così
possibilità di crescita perso-
nale e maturità.
Il saggio dice “la miglior ven-
detta è il perdono!”
Beatrice Armocida - Psicologa
Per contatti personali:
beatrice_armocid@virgilio.it
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I consigli della Psicologa
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