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08 Luglio 2006
Oggettistica Etnica, complementi d’arredo
ed articoli da Regalo
Via A. De Gasperi, 52 - Vibo Valentia
sconto del 20% con l’esibizione di questo coupon
mezzi, stanno arrivando o sono
già arrivati e presto arriveranno
anche dove non sono ancora
arrivati, che tutto è sotto control-
lo che nessuno verrà lasciato
solo. Per far questo è stato orga-
nizzato il centro operativo nel
centro della città ma lontano 14
km dai luoghi del disastro, anzì
a 20, considerato che si deve ora
fare il giro largo visto che la
strada principale è franata. Ma
questo non è un problema per-
ché il centro è facilmente rag-
giungibile dal Presidente del
Consiglio che arriverà per vede-
re se la squadra Italia lavora
bene (a Vibo Valentia così come
a Dortmund) dal Prefetto che si
autoglorifica dicendo che aveva
previsto tutto vista la sua espe-
rienza in nubifragi in quel di
Napoli, dal Presidente della
Regione e della Provincia, dal
Sindaco che è ancora in giacca e
camicia, dai grandi dirigenti
della protezione civile nazionali
e regionali che impartiscono
istruzioni e spiegano che si stan-
no attrezzando i centri di raccol-
ta e intorno ad un tavolo studia-
no l’area e definiscono i precisi
piani di intervento zona per
zona. Nessun problema se il
centro operativo direzionale è
lontano: la favola racconta che
ci sono i punti di radiocomuni-
cazione dell’esercito, dei vigili,
della protezione civile, zona per
zona. Che c’è un comandante
per ogni zona che dirige tutte le
operazioni, che raccoglie conti-
nuamente lo stato delle necessi-
tà, individua le priorità, gira la
richiesta di mezzi e di uomini,
organizza le squadre di interven-
to (per distribuzione viveri, che
sui camion dell’esercito distri-
buisce due uomini per ogni abi-
tazione allagata per spalare il
fango insieme alla gente del
luogo, che ogni strada allagata
ha le sue ruspe, le sue pompe , i
suoi camion, i suoi bobcat e che
l’ordine è di spalare, tirare
acqua, ripulire, caricare mobili e
terra più velocemente possibile
per dare respiro alla gente che
non ha più niente perché l’acqua
è entrata nelle case fino a due
metri e ha distrutto tutto).
Nessun problema perché sappia-
mo chi è da soccorrere: quante
persone, quanti bambini, quanti
anziani ci sono e dove sono,
punto per punto e ci sono squa-
dre che hanno precisi compiti
strada per strada: serve acqua?
Servono alimenti? Serve un
medico? Oppure servono lampa-
de perché manca la luce?
Nessun problema, dice la favola:
le unità di approvvigionamento
sono pronte: c’è acqua per bere e
per lavarsi, ci sono viveri e per
fortuna c’è la mensa della scuo-
la di Vibo Marina che è stata
messa in funzione ed il cibo non
deve arrivare da Lamezia Terme.
Le persone senza più casa sono
state trasportate nei centri di
ricovero dove possono lavarsi e
riposarsi: sul posto ci sono i
volontari; c’è l’esercito che con-
trolla le strade e fa entrare solo
chi deve lavorare e non i curiosi
che vogliono vedere che cosa è
successo o vogliono provare le
jeep ed i suv nuovi di zecca. Per
fortuna le scuole erano chiuse e
a Bivona la scuola che è sotto il
livello del mare e a piano terra
non ha rischiato una evacuazio-
ne precipitosa dal tetto (salendo
sui banchi). Nessun problema,
dice ancora la favola, tutto è
organizzato. I volontari afflui-
scono, sono pieni di cuore e di
voglia di aiutare e trovano subi-
to chi li indirizza, chi dà loro un
compito: tu alla squadra viveri
n. 4, tu che sei grande e robusto
con l’esercito, a spalare fango
dalla casa della signora della I
traversa di Via Roma e non
muoverti da lì se non arriva il
cambio; tu alla squadra che deve
rifornire chi lavora sui mezzi,
perché fuori ci sono 35 gradi e
dobbiamo portate acqua, the e
panini anche a loro. Manca il
carburante per le ruspe? Nessun
problema anche per questo, ci
pensa l’organizzazione e non
Riflessioni maturate a bordo
di un pick-up con i boy-
scout di Vibo ed i volontari
di Cittanova a distribuire
acqua e vivere a Bivona il 4
luglio e sul terreno delle
operazioni il 5 ed il 6 luglio
mattina
N
on conosciamo come sono
fatti i manuali che spiegano
come si interviene nei casi di
emergenza per alluvioni, terre-
moti o cose simili o come si fa
“protezione civile” ma con un
po’di buon senso, una normale
capacità di vedere gli accadi-
menti direttamente sul posto (e
vederli non solo con gli occhi
ma anche con la mente) e una
normale capacità di ragiona-
mento e di senso pratico possia-
mo pensare che nel primo capi-
tolo sia spiegato che la prima
cosa da fare è cominciare a rac-
contare una bella favola. Ora
questa favola proviamo a rac-
contarvela un pò noi così che poi
alla fine possiamo sapere come è
fatto il primo capitolo di un
manuale delle emergenze e caso
mai controllare se chi l’ha stu-
diato prima di noi e lo deve met-
tere in pratica in caso di necessi-
tà lo fa bene o male.
Consentiteci, però, di interrom-
pere la favola di tanto in tanto e
raccontarvi anche come vanno,
presumibilmente, le cose, nella
realtà. Anche questa volta per
capire un po’di più ed essere
pronti anche noi per le emergen-
ze. Non abbiamo però molta
esperienza di queste cose così
che parleremo solo di quanto
avvenuto e sta avvenendo in uno
dei luoghi maggiormente colpiti
dal nubifragio del 3 luglio, la
zona di Bivona,
dove ci siamo
recati per la
prima volta la
mattina del 4 per
aiutare alcuni
nostri amici e poi
siamo rimasti per
aiutare tanti altri
insieme ai boy-
scout e ai volon-
tari di Cittanova
e ad una compa-
gnia di militari
dell’esercito. Ve
la raccontiamo
sulla base di
quello che abbia-
mo visto e fatto
direttamente e da quello che
abbiamo visto e sentito dalle
interviste trasmesse in TVpro-
venienti dagli altri luoghi del
disastro: da Longobardi a
Protosalvo, alla zona de Il
Pennello di Vibo Marina.
La favola comincia dicendo che
il meccanismo della protezione
civile funziona alla perfezione
che i soccorritori, uomini e
l’andamento delle operazioni e
rigira alla centrale operativa le
esigenze ? Ci è sembrato nessu-
no. E vorremmo credere di
esserci sbagliati. Tenenti e capi-
tani, marescialli e preti, capi
scout ed altri si danno da fare
spontaneamente: anche noi
abbiamo caricato acqua e viveri
e ci siamo messi a girare casa
per casa. Di nostra iniziativa,
proposta e messa in atto solo
perché la gente chiedeva aiuto.
Dal centro della scuola media di
Vibo Marina con Don Tonino, il
Segretario Curatola, il
Comandante Corigliano reduce
da un intervento ad un occhio,
Alessi del gruppo di Cittanova.
Ma come si chiamano i coman-
dati di zona? Ci sono, hanno un
nome? Qualcuno ce lo dica. La
favola dice che la protezione
civile è preparata e pronta ad
intervenire con tutti i mezzi, gli
uomini e l’organizzazione (la
vera cosa che nella realtà ci sem-
bra che veramente manchi per-
chè vuol dire professionalità e
competenze e non solo macchi-
ne ed uomini) necessari. Deve
sapere solo dove andare; per il
resto i moduli di intervento sono
già preparati e collaudati da
tempo e bisogna metterli solo in
pratica. E allora va tutto bene
oggi 6 luglio a Bivona e zone
limitrofe? Che qualcuno ci
risponda! Ma senza raccontarci
una bella favola. L’acqua ed il
fango non sono stati ancora but-
tati fuori dalle case e sono pas-
sati tre giorni: era questa l’emer-
genza uno e non è stata ancora
risolta. E per fortuna c’è il sole.
Monsignor Tarcisio Cortese ha
detto che è stato aperto un fasci-
colo per omicidio colposo con-
tro ignoti dalla Procura della
Repubblica per indagate su
eventuali responsabilità nella
gestione dissennata del territo-
rio. Non vogliamo che altri
fascicoli vengano aperti anche
su chi gestisce e spende soldi per
emergenze e non riesce ad appli-
care la bella favola del primo
capitolo del manuale delle emer-
genze o quello degli eventi cata-
strofici eccezionali. Guardate le
riprese televisive o venite a
Bivona, Longobardi, Vibo
Marina Il Pennello , Portosalvo
e diteci quanto della bella favola
che vi abbiamo raccontato (un
poco, non tutta) vi sembra corri-
spondere alla realtà. E diteci
pure se nel futuro in questa
nostra terra e negli uomini di
potere che ci amministrano pos-
siamo avere ancora fiducia. E di
quelli anche della nostra
Protezione civile. Al Signore
Iddio ci crediamo. E continuere-
mo a pregare affinchè gli errori
degli uomini non debbano crea-
re più tanto dolore e tanta dispe-
razione.
Maurizio Caruso Frezza
cit-
tadino di Vibo Marina e
volontario per l’emergenza
(per il 4, il 5 e 6 in collega-
mento a distanza perché
bloccato a letto con la febbre
a 38 beccata per il vento
preso sul pick-up il 4) e
Anna
Maria De Marco
ex consi-
gliere di IVCircoscrizione,
cittadina di Vibo Marina e
volontaria per l’emergenza
(per il 4, 5 e 6 mattina)
abbiamo bisogno dell’aiuto di
qualche imprenditore che ci
regala 500 litri di gasolio. Sì,
continua la favola, nessun pro-
blema. Il Sindaco è venuto tra la
gente, gli hanno dato un paio di
stivali e sta aiutando le squadre,
casa per casa (nella favola è
così, nella realtà a Bivona c’era
– è vero - il Sindaco che spala-
va la terra, ma era quello di San
Gregorio d’Ippona; e oggi 6
luglio è presente anche quello di
Fabrizia che ha mandato aiuti e
mezzi).
Nessun problema se c’è qualche
imprevisto: macellerie da svuo-
tare per la carne avariata, fogne
scoperte, tubature divelte e cavi
elettrici scoperti. Subito il centro
operativo di zona comunica il
problema: il centro operativo a
20 km riceve, smista e in un paio
di ore manda la squadra tecnica
pronta ad intervenire. Nessun
problema: nel primo capitolo del
manuale delle emergenze c’è la
favola dall’inizio alla fine. No
problem! La regola, bisogna
solo saperla applicare bene.
Paghiamo uomini per fare solo
questo. Dirigenti che devono, lo
dice la parola, saper solo dirige-
re e quindi, vedete, brava gente,
nessun problema. La favola è
scritta e noi ve la raccontiamo.
Ci sono le macchine trascinate
da trasportare in una zona di rac-
colta per liberare giardini e stra-
de da ingombri che possono
essere pericolose: nessun pro-
blema, dice la favola, ci sono
due squadre dell’ACI e del
Comune che stanno prelevando
le auto e le stanno portando in
una zona apposita. Va tutto
bene: il meccanismo della prote-
zione civile procede alla perfe-
zione ci dice il giornalista
Arnona di RK, il Prof. De
Bernardinis ed un altro
Dirigente della protezione civile
di cui ci dispiace non aver capi-
to il suo nome perché da come
parla (dal centro operativo a 20
km dal luogo del disastro) ne
deve sapere di cose. Peccato che
sta lì al sicuro e all’asciutto alla
sede della Scuola di Polizia.
Questa è la favola! Capitolo
primo del manuale delle emer-
genze e Vibo: nella sfortuna può
ritenersi fortunata. Va tutto bene
ci dicono i giornalisti o quasi
tutti (l’unico forse che ha detto
fino ad oggi chiaro e senza fron-
zoli giustificatori, perché ha
occhi e mente che vedono, che
manca organizzazione e direzio-
ne, cioè che in poche parole le
cose non stanno funzionando, è
stato il giornalista Pino Nano di
Rai 3). Peccato che ancora oggi
dei centri di coordinamento e dei
comandati di zona non si sa
niente, che i militari ed i volon-
tari che pure ci sono (anche arri-
vati dall’Iraq, ma perché ci dico-
no questo, qui non c’è la guerra)
non sanno da chi ricevere ordini,
che non c’è nessuno che abbia il
quadro preciso della situazione,
che la gente del Pennello dice
ancora che nessuno, a tre giorni
dal disastro, è andato ad aiutar-
li, che i militari ed i volontari
sono fermi perché nessuno ha
provveduto a smistarli nelle
squadre e a dire che cosa devono
fare. I loro capi dicono tutti la
stessa cosa: che sono venuti ad
aiutare ma chi è che è che nelle
diverse zone di operazione dà
ordini e disposizioni e controlla
S
ono sporchi di fango, sudati e
trasandati. Molti non hanno
lo stesso posto tranquillo per
dormire: i materassi e le lenzuo-
la sono infradiciati, ancora intri-
si dalla poltiglia che si è abbat-
tuta quel lunedì mattina del 3
luglio. Nelle abitazioni, tra i
mobili accatastati, qualche prov-
vista sparsa qua e là; in un can-
tuccio gli abiti ammassati e
impantanati pronti per essere
lavati, chissà come, chissà quan-
do. E per di più ancora manca
l’energia elettrica ed il collega-
mento telefonico: meno male
che ci sono i cellulari per comu-
nicare, per chiedere aiuto, in un
momento di disperazione. Fuori
dalle case altre scene apocalitti-
che, di quelle che nella vita for-
tunatamente capita solo qualche
volta di vedere di persona. E’lo
spaccato veramente allucinante
che si presenta agli occhi di si
reca a Bivona, una delle zone
più colpite da quel nubifragio
che in moltissimi non dimenti-
cheranno mai nella loro vita ter-
rena. Sono sporchi di fango. E
sebbene senza più forza, a piedi
nudi continuano a fare il possibi-
le per recuperare il salvabile, per
tentare di ripristinare le cose,
tentare di dare un’immagine che
sia quanto più possibile rassomi-
gliante a quella che era, prima
che la forza della natura si scate-
nasse senza guardare nessuno in
faccia, colpendo là dove, forse
l’uomo non ha avuto rispetto
della vita e dell’ambiente. Ma a
Bivona chi prosegue a lavorare
per continuare a far vivere i pro-
pri congiunti, i propri figli è for-
temente demoralizzato: è tra-
scorso molto tempo, ancora ci
sono mille problemi da risolvere
prima di ritrovare un minimo di
serenità. C’è chi si dispera per
aver perso tutto, convinto che
nessuno lo aiuterà mai. C’è biso-
gno che si intervenga anche e
solo per dare conforto a questa
povera gente a cui bisogna pur
dire che avranno dei contributi
per ricominciare, per toccare
ancora con mano il gusto di
vivere anche in una terra che
continua, purtroppo pure in que-
sta occasione, ad essere conside-
rata diversa da quella del Nord:
altro che regione prediletta
Presidente Prodi, vedremo!
Adesso, in queste zone che
appaiono irriconoscibili, sembra
addirittura essere tornata la
paura che è ben diversa da quel-
la che si è provata durante le ter-
ribili ore dell’inondazione: è la
paura d’essere dimenticati, di
non avere sostegno alcuno. Ed è
possibile che ciò accada, perché
tutti siamo consapevoli del dato
di fatto che le promesse son solo
impegni presi e mai certezze
date. Allora, nella peggiore delle
ipotesi, è giusto e leale che la
comunità intera, almeno quella
vibonese si si stringa in una
calorosa collaborazione in tutti i
sensi e soprattutto si adoperi per
rincuorare e prestare vicinanza a
quanti, in questa situazione
veramente difficile, hanno biso-
gno di non sentirsi soli anzi nel
loro cuore desiderano essere
invogliarli a ritrovare di nuovo
la voglia di continuare.
Nessun problema: raccontateci la bella
favola del nubifragio e saremo felici
Dopo la rabbia, lo sconforto
e adesso di nuovo il panico
Acinque giorni dal nubifragio è palpabile la
rassegnazione e la paura d’essere abbandonati
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