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08 Luglio 2006
di Salvatore Vetrò
Amio avviso, il rapporto dei
giovani di oggi si comprende
partendo dal presupposto che
è cambiata l’idea di “politica”
nella percezione della realtà
giovani, per i quali non esiste
la possibilità di impegnarsi
politicamente se viene a man-
care un coinvolgimento per-
sonale che sia di natura moti-
vazionale, esperenziale e
anche associativa, forse,
ancora prima che razionale,
ideologica, quindi partitica.
Nell’attuale stagione storica
si stanno sviluppando nel
mondo giovanile regni, per
ora minoritari, della volontà,
di riappropriazione di un pro-
tagonismo sociale e politico
attraverso forme associative
alternative o raramente conti-
gue, alle forme partitiche tra-
dizionali. Questo apre alla
speranzadi una possibile usci-
ta da quella prigione del pre-
sente che comunque appare
ancora dominante nell’attuale
periodo storico. Per formulare
percorsi formativi per i giova-
Giovani e politica
ni alla politica come cittadi-
nanza attiva nell’“agorà”,
nella piazza affollata da tutti,
dove è possibile prendersi
cura degli altri. Le statistiche
dicono che i giovani amano
organizzarsi in associazioni in
cui c’è un maggiore margine
di libertà e disparità perché,
mentre risultano modeste le
adesioni dei giovani ai partiti
(circa il 9,4%, ai centri socia-
li il 5,8%, agli scout il 5,2%,
ai sindacati il 4%, mentre alle
associazioni sportive il 36%,
quelle di volontariato 29,9%,
ai gruppi religiosi, spirituali e
parrocchaili il 28%, alle asso-
ciazioni culturali il 18,2% e a
quelle studentesche il 13,2%.
Comunque è da sottolineare il
distacco abbastanza rilevante
nei confronti della sfera poli-
tica, particolarmente nei con-
fronti della sfera politica, par-
ticolarmente nei confronti dei
partiti politici, considerati
troppo burocraticizzati e inca-
paci di raccordarsi al “mondo
della vita” anche se molti gio-
vani di per sé non insensibili
alle questioni sociali e politi-
che. Diversi sociologi riten-
gono che i giovani sui temi
della pace, dell’ecologia, del-
l’impegno a fini altruistici e di
solidarietà non facciano una
distinzione ideologica e né si
determinano schieramenti
politici, e, invece, i loro impe-
gni e le loro opzioni sono di
natura etica più che politica.
Ritengo ottima l’idea di “poli-
tica” quella suggerita da
Zygmunt Bauman di ricreare
l’“agorà”, cioè ricostruire
quello spazio pubblico di dis-
cussione in cui sia possibile a
tutti vivere la propria cittadi-
nanza come responsabilità; il
concetto di “agorà”, come si
sa, si collega a quello di
“polis”, per cui fare politica
significa lavorare nella
costruzione della città del-
l’uomo, diceva G. Lazzati,
significa collaborare, fare
cioè un progetto comune a più
mani. La politica per essere
veramente tale deve mirare a
liberare l’uomo dai bisogni e
dalle dipendenze, sotto questo
profilo l’educazione alla poli-
tica è opera di liberazione
umana.
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